Devo partire con una ammissione, io sono un tossico.
Ebbene sì, ho una dipendenza più che ventennale da cui non mi riesco e non mi voglio liberare.
Ogni settimana devo assolutamente entrare per almeno un'ora in una libreria.
Solitamente do sfogo al mio vizio nel weekend, quando posso dedicarmici senza nessuna ansia, ma non di rado mi capita di concedermi una dose anche durante la settimana magari in qualche ora strappata al lavoro. Ovviamente ho i miei spacciatori preferiti, posti dove ormai anche i batuffoli di polvere mi salutano per nome e dove quando entro, come se avessi il pilota automatico inserito, faccio sempre lo stesso giro guardando ogni singolo scaffale delle sezioni che mi interessano. A me basta fare almeno una volta alla settimana questo giro per rilassarmi e non pensare più a nulla.
Molto spesso, infatti, esco senza aver comprato nulla, vabbè "spesso" diciamo "qualche volta" che è più verosimile, perchè prima di acquistare un libro, a meno che non entri con un titolo già in mente, devo girarci attorno, sfogliarlo, leggere la quarta di copertina e poi rifletterci sopra.
Troppo spesso da lettore in erba mi son lasciato sedurre da una copertina o da un incipit intrigante per essere poi travolto durante la lettura da una cocente delusione.
Tutto questo giro di parole (complimenti a chi l'ha letto tutto, per quelli che lo hanno saltato ritornate all'inizio!!! SUBITO!!!) per dire che il libro di cui vi voglio parlare è uno di quelli in cui mi sono imbattuto per caso durante uno dei miei viaggi librari.
L'autrice non la conoscevo, ma mi ha ispirato per l'argomento trattato ovvero la decisione di una giovane donna coreana di diventare vegetariana.
Ok lo ammetto detto così non suona molto interessante, però ovviamente quello è solo un pretesto. In realtà quello che l'autrice vuole raccontarci è molto più profondo cioè un viaggio dentro la psiche umana.
Quali sono i motivi che ci spingono a vivere? Sono uguali per tutti noi? E se un giorno ci svegliassimo, come accade alla protagonista, e ci rendessimo conto che non c'è più alcun motivo? Sarebbe così assurdo e patologico lasciarsi morire?
Son tutte domande che implicitamente l'autrice pone a noi lettori raccontando la storia di Yeong-Hye e della sua famiglia. Eh sì perchè la sua scelta che al giorno d'oggi sembra banale, viene estremizzata, prima smette di mangiare carne, poi anche il resto riducendosi letteralmente ad uno stato vegetale e tutto ciò senza mai dare alcuna spiegazione a nessuno sulla sua scelta.
Con la trama mi fermo qua per non rovinare il resto del libro a chi lo debba ancora leggere, mi limito a sottolineare un aspetto che mi è piaciuto molto. Le tre parti che compongono il libro e che narrano la storia di Yeong-Hye non hanno mai lei come protagonista, o meglio l'io narrante non è mai Yeong-Hye, ma nella prima parte è il marito, nella seconda il cognato e nella terza la sorella. Quello che ci viene raccontato quindi è come Yeong appare agli altri che cercano in qualche modo di capire i motivi che hanno portato la donna a compiere tale scelta da un giorno all'altro. Questo escamotage permette all'autrice di condurci per gradi dentro la psiche umana e di porci le domande esistenziali di cui vi dicevo prima.
La prima parte narrata dal marito infatti è il racconto di una persona che non riconosce più la moglie o che forse non l'ha mai conosciuta veramente e di cui comunque ha avuto sempre una scarsa opinione. Una persona interessata soprattutto all'apparenza.
La seconda parte invece è il racconto di una persona che vede Yeong solo come un oggetto da possedere e a cui interessa poco o nulla del resto.
La terza è la più intima, vi è un'evidente affinità di spirito tra Yeong e la sorella e quest'ultima è anche in parte la chiave che ci permette di capire la scelta fatta.
Finisco questa lunga pappardella facendo un accenno allo stile di scrittura.
La Kang usa uno stile molto asciutto, scarno, non si dilunga in descrizioni o aggettivi superflui, usa frasi brevi che vanno dritte al cuore. Questo ha i suoi pro e i suoi contro, perchè se da un lato è vero che in questo modo non si appesantisce la lettura, è altrettanto vero che non tutti sono Banana Yoshimoto o Cormac Mccarthy che con tre parole sanno fare poesia.
Per tirare una somma di tutto direi che è un libro interessante, a cui si deve dare una chance. Arrivati alla fine magari potreste essere frustrati o chiedervi se non è stata una grande presa per il culo. Se però lasciate il tempo al libro di sedimentarsi potreste scoprire che è molto più profondo di quanto in realtà avete creduto.
venerdì 29 novembre 2019
venerdì 22 novembre 2019
BENVENUTI
Ciao a tutti coloro che per caso o per curiosità sono capitati da queste parti. Sono Tumy e dopo un lungo periodo di inattività, di cui probabilmente nessuno sentiva la mancanza, mi è tornata la voglia di scrivere quello che mi passa per il cervello. Almeno mi si svuota un po'.
Non ho un'idea precisa su cosa scriverò in questo posto, è facile che tratterò di libri letti, film visti, videogame giocati, musica ascoltata ma anche attualità e politica (sì ho detto la parolaccia!!!).
Insomma tutto quello che mi interessa o mi incuriosisce o su cui sento di dover dire la mia.
A me piacerebbe che questo posto fosse un piccolo ritrovo, dove magari confrontarsi ma senza per forza insultarsi anche se si parte da idee differenti (utopia?).
Speriamo di riuscirci.
A presto
Non ho un'idea precisa su cosa scriverò in questo posto, è facile che tratterò di libri letti, film visti, videogame giocati, musica ascoltata ma anche attualità e politica (sì ho detto la parolaccia!!!).
Insomma tutto quello che mi interessa o mi incuriosisce o su cui sento di dover dire la mia.
A me piacerebbe che questo posto fosse un piccolo ritrovo, dove magari confrontarsi ma senza per forza insultarsi anche se si parte da idee differenti (utopia?).
Speriamo di riuscirci.
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